Adorazione Eucaristica Giovedì 26 marzo 2020

PARROCCHIA NOSTRA SIGNORA DE LA SALETTE – OLBIA

Giovedì 26 marzo 2020

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 Pregare in famiglia, Chiesa domestica.

La famiglia può riunirsi nella propria casa dinanzi ad un crocifisso o ad un’immagine di Cristo

 

INTRODUZIONE ALLA PREGHIERA

Guida: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.

Guida: Dio Padre che è benedetto nei secoli

ci conceda di essere in comunione gli uni con gli altri,

con la forza dello Spirito Santo,

in Cristo Gesù che risuscitò l’amico Lazzaro dal suo sepolcro.

Tutti: Benedetto nei secoli il Signore.

 

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Guida: Ad ogni invocazione acclamiamo: Spirito Santo vieni!

Un lettore: Spirito santo che procedi dal Padre e dal Figlio, tu sei in noi, parli in noi, preghi in noi, operi in noi. Ti preghiamo di fare spazio alle tue parole, alla tua preghiera, alla tua intelligenza in noi perché possiamo conoscere il mistero della volontà di Dio nella storia. R.

Un altro lettore: Non ti chiediamo di avere accesso a questo mistero quasi per poterci vantare di una nostra scienza e intelligenza dei tempi, ma unicamente per operare in maniera degna del Signore, per poterci dedicare più totalmente al servizio del nome e della gloria del nostro Signore Gesù Cristo. R.

 

VANGELO

Io sono la resurrezione e la vita.

Gv 11, 1-45

Un lettore: Ascoltate la parola del Signore dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire >>.

 

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con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

PER LA MEDITAZIONE

Da un’omelia del Santo Padre Francesco:

Le Letture di oggi ci parlano del Dio della vita, che vince la morte. Soffermiamoci, in particolare, sull’ultimo dei segni miracolosi che Gesù compie prima della sua Pasqua, al sepolcro del suo amico Lazzaro. Lì tutto sembra finito: la tomba è chiusa da una grande pietra; intorno, solo pianto e desolazione. Anche Gesù è scosso dal mistero drammatico della perdita di una persona cara: «Si commosse profondamente» e fu «molto turbato» (Gv 11,33). Poi «scoppiò in pianto» e si recò al sepolcro, dice il Vangelo, «ancora una volta commosso profondamente». È questo il cuore di Dio: lontano dal male ma vicino a chi soffre; non fa scomparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola. Notiamo però che, in mezzo alla desolazione generale per la morte di Lazzaro.

 

 

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Gesù non si lascia trasportare dallo sconforto. Pur soffrendo Egli stesso, chiede che si creda fermamente; non si rinchiude nel pianto, ma, commosso, si mette in cammino verso il sepolcro. Non si fa catturare dall’ambiente emotivo rassegnato che lo circonda, ma prega con fiducia e dice: «Padre, ti rendo grazie». Così, nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro, Gesù ci offre l’esempio di come comportarci: non fugge la sofferenza, che appartiene a questa vita, ma non si fa imprigionare dal pessimismo. Attorno a quel sepolcro, avviene così un grande incontro-scontro. Da una parte c’è la grande delusione, la precarietà della nostra vita mortale che, attraversata dall’angoscia per la morte, sperimenta spesso la disfatta, un’oscurità interiore che pare insormontabile. La nostra anima, creata per la vita, soffre sentendo che la sua sete di eterno bene è oppressa da un male antico e oscuro. Da una parte c’è questa disfatta del sepolcro. Ma dall’altra parte c’è la speranza che vince la morte e il male e che ha un nome: la speranza si chiama Gesù. Egli non porta un po’ di benessere o qualche rimedio per allungare la vita, ma proclama: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà». Per questo decisamente dice: «Togliete la pietra!» e a Lazzaro grida a gran voce: «Vieni fuori!».

Segue un breve momento di silenzio per la riflessione personale

 

PROFESSIONE DI FEDE

Guida: In questo giorno del Signore professiamo la nostra fede:

Tutti: Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra;

e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore,

il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,

patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;

discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;

salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente;

di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica,

la comunione dei santi, la remissione dei peccati,

la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

 

INVOCAZIONI A CRISTO

Guida: E ora, rivolgiamo a Cristo Signore, vincitore del peccato e della morte, la nostra supplica.

Un lettore: Nella tua misericordia Tutti: Salvaci, Signore.

Da ogni male Salvaci, Signore.

Da ogni peccato Salvaci, Signore.

Dalle insidie del diavolo Salvaci, Signore.

Dall'odio e dalla violenza Salvaci, Signore.

Dalla malvagità e dall’ingiustizia Salvaci, Signore.

Dalla morte eterna Salvaci, Signore.

Da questa pandemia Salvaci, Signore.

 

 

 

 

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Proteggi la tua Chiesa Kyrie, eleison.

Sii presente in ogni casa e in ogni famiglia Kyrie, eleison.

Guidaci a vera conversione Kyrie, eleison.

Donaci il tuo perdono Kyrie, eleison.

Liberaci da ogni calamità e sciagura Kyrie, eleison.

Illumina i legislatori e i governanti Kyrie, eleison.

Guida i medici e gli scienziati Kyrie, eleison.

Conforta chi è nella prova e nel dolore Kyrie, eleison.

Accogli nella tua pace tutti i defunti Kyrie, eleison.

Guida: Ricordati sempre di noi, Signore Gesù, presso il Padre tuo e ammettici a pregare con le parole che Tu ci hai insegnato.

 

Tutti recitano o cantano: Padre nostro.

 

COMUNIONE SPIRITUALE

 

Prima di recitare la preghiera per la comunione spirituale, in un breve momento di silenzio, ognuno fa il proprio esame di coscienza.

 

Tutti: Ai tuoi piedi, o mio Gesù,

mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito

che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza.

Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore,

desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore.

In attesa della felicità della comunione sacramentale,

voglio possederti in spirito.

Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te.

Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere,

per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

Guida: Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,

perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,

che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.

Per Cristo nostro Signore.

Tutti: Amen

Guida: Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male

e ci conduca alla vita eterna.

Tutti: Amen

 

 

 

 

 

 

 

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AFFIDAMENTO ALLA BEATA VERGINE MARIA

Guida: Al termine della nostra preghiera familiare rivolgiamoci alla Beata Vergine Maria, perché ci aiuti a dire sempre con fede: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”, a scoprire veramente che solo Gesù Cristo è la nostra salvezza.

Tutti: Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare le suppliche di noi

che siamo nella prova,

e liberaci da ogni pericolo,

o Vergine gloriosa e benedetta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Riflessione e proposte delle Segreteria Gen CEI

«Ci sta a cuore»

Emergenza sanitaria e pastorale del lavoro: una prima riflessione

 

La diffusione del Covid-19 è diventata subito emergenza sanitaria. I sacrifici di questi giorni sono in nome dei più fragili, che rischiano la vita: scelta sacrosanta, perché la persona umana è al centro della Dottrina sociale della Chiesa. Eppure, passata la bufera, è prevedibile immaginare che per molti nulla sarà come prima.

Nulla sarà come prima per le famiglie che hanno subito perdite umane.

Nulla sarà come prima per chi è stremato dai sacrifici in quanto operatore sanitario.

Nulla sarà come prima anche per il mondo economico, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività. Già si contano danni importanti, soprattutto per gli imprenditori che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro della loro azienda.

Nulla sarà come prima per i settori sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani: si pensi al settore del turismo, dei trasporti e della ristorazione, al mondo della cooperazione e del Terzo settore, a tutta la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, alle ditte che organizzano eventi, al comparto della cultura, alle piccole e medie imprese che devono competere a livello globale e si vedono costrette a chiusure forzate e non riescono a rispondere alla domanda di beni e servizi. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici.

Muovendo da questa preoccupazione, la Segreteria Generale – valorizzando l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro e l’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport – offre l’inizio di un percorso di riflessione e proposta, sul quale occorrerà necessariamente ritornare insieme.

 

La comunità cristiana non intende restare indifferente

La Chiesa italiana si sente coinvolta. Con la rete delle Diocesi e delle parrocchie si impegna a non tirarsi indietro di fronte alle domande più laceranti che attraversano la vita di molti fedeli. Veniamo da anni difficili (la crisi economica del 2008) e ora ci rendiamo conto che l’impatto di questo periodo sul lavoro può rischiare di essere una nuova «carneficina» sociale. 

E’ questo il tempo della condivisione. Il Vangelo ci chiama a esprimere una solidarietà concreta anche nei confronti dell’occupazione. E’ il momento di far sentire tutta la vicinanza della comunità cristiana ai luoghi di lavoro. Ce ne siamo concretamente accorti: la chiusura di molte attività lavorative e l’obbligo di restare a casa ci ha fatto comprendere come il lavoro non è solo un modo per guadagnare. C’è di mezzo la vocazione di ciascuno. Il lavoro è un antidoto alla rassegnazione, all’inutilità, allo scoraggiamento e alla depressione.

Da qui alcune attenzioni che come Diocesi possiamo adottare nel periodo di «quarantena sociale» e al momento delicato della ripresa:

  1. Facciamo con coraggio il primo passo nel mostrare vicinanza verso gli imprenditori e i lavoratori che stanno subendo gravi perdite e stanno affrontando con le lacrime agli occhi queste giornate.
  2. Aiutiamo e incoraggiamo quanti - all’interno delle nostre parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi di catechesi, oratori - sono impegnati nel lavoro in ruoli di responsabilità, a livelli differenti; tra questi, ci sono anche imprenditori, nati grazie all’iniziativa della Chiesa italiana con il Progetto Policoro. È l’ora di essere «lievito nella pasta» (cfr Mt 13,33); la competenza dei credenti nei diversi campi del sociale è ricchezza per la Chiesa e la società tutta. Come tale, ci sta a cuore.
  3. Organizziamo la carità per andare incontro alle situazioni più critiche, per alleggerire pesi gravosi, per sostenere persone a rialzarsi. La Chiesa intende fare tesoro delle reti relazionali che sono già presenti nel quotidiano e rilanciare con convinzione il messaggio che «nessuno si salva da solo». Accanto alle iniziative delle istituzioni, doverose e importanti, non possono mancare anche forme di attenzione, frutto di una sana collaborazione tra la pastorale sociale, quella familiare, giovanile e la Caritas. Analogamente a ciò che è accaduto un decennio fa, quando diverse Diocesi hanno dato vita a fondi di solidarietà per il lavoro, anche ora lo Spirito Santo ci illumini per seminare di carità creativa questo nostro tempo.

 

Cosa possiamo fare? Accanto alle proposte già inserite nelle tre attenzioni, ci sentiamo di suggerire alcune scelte:

  • esprimere gratitudine a chi, in questo periodo di emergenza, sta lavorando per il bene della collettività, mettendo a rischio la propria salute;
  • valorizzare la figura di San Giuseppe lavoratore (19 marzo) e la giornata dei lavoratori (1° maggio) per far sentire la vicinanza ecclesiale nei confronti del mondo del lavoro (messaggio, preghiera…);
  • promuovere un sostegno concreto attraverso l’acquisto di beni realizzati in Italia da aziende che si dimostrano attente alla tutela del lavoro, alla sostenibilità ecologica e alla qualità dei prodotti. In particolare, ci sembra importante contribuire a campagne di sensibilizzazione come quelle promosse da Coldiretti (#mangiaitaliano e «Caro nonno ti cibo») per promuovere la filiera agroalimentare italiana e mantenere in vita gli agriturismi;
  • diffondere nelle parrocchie l’appello #sceglilitalia: da giugno a dicembre 2020 la meta della vacanza sia nel nostro Paese. Una scelta di autosostegno, di partecipazione attiva alla ripresa economica dell’Italia, compiuta attraverso le opere pellegrinaggi e i tour operator diocesani, come pure valorizzando cooperative e gesti concreti delle varie Diocesi, che lavorano nella valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiale e la fitta rete delle nostre case per ferie, ostelli, case vacanze;
  • assumere alcune soluzioni lavorative a distanza – come lo smart working o la didattica online – quali opportunità concrete anche per il futuro, con cui conciliare il lavoro con i tempi della famiglia e la sostenibilità ambientale (meno traffico e aria più respirabile);
  • condividere buone prassi nate nelle nostre Diocesi.

Così scriveva Benedetto XVI: «La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità» (Caritas in veritate 21). L’emergenza sanitaria può essere occasione in cui rafforzare i legami di solidarietà tra le persone e le istituzioni, come pure per attivare gli anticorpi per una resilienza che permetta di sognare un «secondo tempo» per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero.

Questo periodo «a casa» non deve solo alimentare la preoccupazione per un momento critico, ma può avviare un processo che duri nel tempo e che accompagni le diocesi a fare dell’attenzione al lavoro un’occasione di evangelizzazione e di sviluppo umano integrale.

Siamo tutti connessi. Solidali per vocazione.

 

Roma, 16 marzo 2020

ADORAZIONE EUCARISTICA Giovedì 12 Marzo 2020

 2^ Settimana di Quaresima dopo le Ceneri  anno A

 

In ottemperanza al Decreto del vescovo, l’adorazione Eucaristica  non si svolgerà in chiesa alla presenza dei fedeli, ma ognuno ritaglierà un momento di preghiera con la famiglia o singolarmente

 

(Il mese di marzo è consacrato alla devozione a San Giuseppe, che verrà festeggiato il prossimo 19 marzo. San Giuseppe è l’esempio di padre buono e amorevole per eccellenza, di marito fedele e premuroso, ma anche di umile servitore della volontà divina, in quanto accettò il suo ruolo di marito di Maria e padre putativo di Gesù senza mettere in discussione il disegno di Dio).

 

 

 

Dal Vangelo secondo Luca 16, 19-31

 

 

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore

 

Preghiera personale silenziosa

 

 

Riflessione al Vangelo

 

Non ha nome il ricco che banchetta senza accorgersi del povero che muore alla sua porta. Solo un aggettivo lo identifica: epulone, cioè esagerato, crapulone. Non ha un nome: Dio non lo conosce, non sa chi sia. Non ha un nome, non ha identità come, invece, ha il povero Lazzaro che riceve solo attenzione dai cani (quante volte ancora oggi succede così!). Non si dice che sia particolarmente malvagio, il ricco, forse la sua ricchezza è frutto della sua abilità imprenditoriale. Ma la ricchezza gli ha chiuso il cuore, ha innalzato intorno a lui un alto muro di indifferenza, ha scavato un abisso che neppure Dio riesce a colmare. Nel momento della verità, alla sua morte, il ricco scopre quella sete che aveva ignorato, una sete di felicità che lo tormenta. Attenti, discepoli del Signore, a non fare lo stesso errore: approfittiamo dei tanti profeti che ci circondano, spalanchiamo il cuore e l'intelligenza per soccorrere il povero che muore alla porta di casa...

 

Preghiera personale silenziosa

 

Salmo 1

Beato l’uomo che confida nel Signore

 

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,

non resta nella via dei peccatori

e non siede in compagnia degli arroganti,

ma nella legge del Signore trova la sua gioia,

la sua legge medita giorno e notte.

 

Beato l’uomo che confida nel Signore

 

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,

che dà frutto a suo tempo:

le sue foglie non appassiscono

e tutto quello che fa, riesce bene.

 

Beato l’uomo che confida nel Signore

 

Non così, non così i malvagi,

ma come pula che il vento disperde;

poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,

mentre la via dei malvagi va in rovina.

 

Beato l’uomo che confida nel Signore

 

 

Preghiera personale silenziosa

 

 

 

Possedere ricchezze

 

“Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!” (Lc 18,24). Perciò è necessario dice Gesù, un cambiamento radicale del nostro atteggiamento. È necessario liberarci di tutte le ricchezze che appesantiscono il nostro cuore, è necessario staccarsene, perché esse ci impediscono di vedere il povero che “giace alla nostra porta”. Chi tra noi oserebbe dire che non tiene a nessuna ricchezza? Siamo tutti assai preoccupati di noi stessi, del nostro agio, dei nostri interessi... La vera privazione, la più importante agli occhi di Dio, è quella che libera il nostro cuore dal suo egoismo e che lo apre agli altri. Il Vangelo ci dà modo di conquistare veri tesori che nulla può intaccare: mettendo al servizio dei poveri, con umiltà, tutto ciò che abbiamo in beni materiali, talento, potere, qualità. Allora, coloro che avremo soccorso verranno da questa terra in nostro aiuto: non solamente faranno scaturire ciò che vi è di migliore in noi, la gioia del dare, ma ci faranno ottenere per noi un posto nel regno di Dio, che non appartiene che ai poveri.

 

Preghiera personale silenziosa

 

 

Il digiuno dell(senza i fedeli)e buone azioni, non va mai fatto!

 

Tutti sappiamo che la Parola del Signore è la sola via che conduce alla vita eterna. Tutti conosciamo le regole del giudizio di Dio che sarà fondato sulle nostre opere, sia in bene che in male. Perché allora non facciamo il bene ed evitiamo il male? Charles de Foucauld ricordava: “Tutto mi dice di convertirmi, tutto mi canta la necessità di santificarmi, tutto mi ripete e mi urla che, se un bene che io desidero non si verifica è solo per mia colpa, per mia grandissima colpa e devo sbrigarmi a convertirmi”

 

Preghiera personale silenziosa

 

 

Conversione in tempo di quaresima

 

Fra le conversioni che siamo chiamati ad operare in questo tempo di quaresima vi è quella difficilissima che ci conduce dall'apatia alla solidarietà verso gli altri. Nella tragica parabola del ricco epulone, è l'indifferenza a prevalere: Luca non ci dice che il ricco è malvagio, è semplicemente troppo concentrato su di sé per vedere alla sua porta Lazzaro che muore di fame. Il ricco non è cattivo, ma non riesce a provare neppure la compassione che a Lazzaro sanno dare i cani. È così anche il nostro mondo: assuefatto, inferocito, rabbioso, ha scordato la compassione e la misericordia, sa solo dare giudizi affrettati sulle situazioni di povertà che incontriamo sotto casa, si disinteressa del mondo rinchiudendosi in un piccolo mondo autoreferenziale. Ma questa indifferenza scava un abisso che Dio stesso non riesce a colmare. La sete che prova il ricco epulone è la sete di giustizia che non ha saputo colmare quando era in vita e, con rammarico, anche Abramo deve riconoscere di non riuscire a colmare quel vuoto che egli ha creato. Non è una punizione quindi la tragica sete del ricco, ma la conseguenza della sua narcisistica solitudine.

 

Preghiera personale silenziosa

 

 

 

 

        

 

Preghiera per le vocazioni  sacerdotali  (insieme)

di Giovanni Paolo II

 

 

Vergine Maria, umile figlia dell'Altissimo, in te s'è compiuto in modo mirabile il mistero della divina chiamata. Tu sei l'immagine di ciò che Dio compie in chi a lui si affida; In te la libertà del Creatore ha esaltato la libertà della creatura. Colui che è nato nel tuo grembo ha congiunto in un solo volere la libertà salvifica di Dio e l'adesione obbediente dell'uomo. Grazie a te, la chiamata di Dio si salda definitivamente con la risposta dell'uomo Dio. Tu primizia di una vita nuova, custodisci per tutti noi il "Sì" generoso della gioia e dell'amore verso Dio e verso il prossimo.  Giovane figlia di Sion, Stella del mattino che guidi i passi dell'umanità, orienta la gioventù verso Colui che è "la luce vera che illumina ogni uomo".

Il Signore, ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen

ASSOCIAZIONE MEDICI CATTOLICI ITALIANI

Sezione Diocesi di Tempio Ampurias-Olbia

I Medici Cattolici della Sezione di Tempio Ampurias-Olbia, in questo momento di difficoltà collettiva dovuta alla diffusione del COVID-19, esprimono la loro vicinanza a tutti i malati e alle persone con fragilità, a tutte le famiglie e alle singole persone coinvolte nella loro vita quotidiana dalle necessarie misure di contenimento dell’epidemia. Sono solidali con tutti i colleghi e gli operatori sanitari impegnati a favore di tutta la popolazione e in particolare con quelli che sono rimasti contagiati e si trovano in quarantena o che si sono ammalati.

Il riferimento che guida il nostro agire come Medici Cattolici è l’etica personalistica cristiana, che mette la persona umana e le sue necessità al centro dell’attenzione e delle cure; la tutela della salute alla sua luce è vista come un importante esercizio di carità, da costruire in collaborazione con tutte le istituzioni, salvaguardando i singoli e la comunità.

Per questo motivo siamo in sintonia sia con l’autorità civile che si sta cimentando nell’affrontare una situazione nuova ed imprevista nell’intento di garantire a tutti la salute, sia con i nostri Vescovi (CEI e Conferenza dei Vescovi della Sardegna) che hanno deciso di attuare anche nell’ambito delle nostre comunità quanto possibile per rendere efficaci le misure di contenimento dell’epidemia.

Inseriti nella nostra Comunità Diocesana, in comunione col Vescovo, con i nostri sacerdoti e con tutti i fedeli della nostra diocesi, ci uniamo nella preghiera e nell’impegno specifico della nostra professione.

 

Il Presidente Dott. Franco Pala

Il Vice presidente dott.ssa Maria Caterina Fresi

Il Segretario dott.ssa Lavinia Antimi

L’Assistente Spirituale don Paolo Pala